Nel 2002 vendeva materassi e odiava la matematica. Dopo un'aggressione fuori da un bar si è svegliato vedendo il mondo in figure geometriche. Oggi è l'unico al mondo a saper disegnare un frattale a mano. E secondo i ricercatori quella capacità era già dentro di lui. Forse dentro chiunque.
Il 13 settembre 2002 Jason Padgett, un commesso che vendeva materassi a Tacoma e che a scuola aveva sempre detestato la matematica, uscì da un karaoke bar e venne aggredito da due uomini. Lo colpirono alla testa e lo lasciarono a terra con una commozione cerebrale grave.
Quando si riprese, il mondo era cambiato. Vedeva ovunque figure geometriche. L'acqua che scorreva nel lavandino e la luce intorno ai lampioni si scomponevano in forme regolari e ripetute. Non sapeva ancora che quelle forme avevano un nome, frattali, e che stava intuendo a occhio una matematica che non aveva mai studiato. Oggi Jason Padgett è l'unico essere umano conosciuto capace di disegnare un frattale a mano libera, con riga e compasso.
Il suo caso ha un nome clinico: sindrome del savant acquisita. È rarissima, appena una quarantina di persone al mondo. Quasi sempre comincia con un trauma. Un bambino americano, Orlando Serrell, venne colpito alla testa da una palla da baseball a dieci anni, e da allora ricorda il giorno della settimana e il tempo che faceva per ogni singola data della sua vita. Un uomo si tuffò in una piscina poco profonda, batté la testa e ne uscì pianista, senza aver mai toccato uno strumento. Un altro fu colpito da un fulmine e iniziò a comporre musica che fino al giorno prima non sapeva nemmeno leggere. Persone ordinarie, genio improvviso, sempre dopo un colpo.
Poi arriva la parte che complica tutto. Una capacità così non si impara in pochi giorni, e di certo non si impara battendo la testa. Eppure compare intera, già formata. Nel 2021 alcuni ricercatori hanno descritto undici casi ancora più strani: persone che hanno sviluppato abilità da savant senza alcun trauma, senza incidenti, da un momento all'altro. Il colpo, quando c'è, sembra soltanto l'interruttore. La capacità arriva da un altro posto.
Da dove? Lo studioso che ha dedicato la vita a questi casi, Darold Treffert, ha una risposta che inquieta più della domanda. Il talento, dice, è già dentro tutti noi, sepolto e tenuto a freno dalla mente ordinaria. Il trauma fa una cosa sola: toglie il freno. A dargli ragione c'è un esperimento. Usando una debole stimolazione magnetica per zittire una zona del cervello sinistro, alcuni scienziati sono riusciti ad accendere per qualche minuto capacità da savant in persone comuni, che all'improvviso disegnavano e calcolavano meglio del normale. Il genio si accende quando qualcos'altro si spegne.
Il quadro che ne esce capovolge un'idea che diamo per scontata. Pensiamo al cervello come a una macchina che produce le nostre capacità, e che più lavora più ci rende capaci. Questi casi raccontano l'opposto: il cervello ordinario filtra, seleziona e trattiene. Tiene chiuso a chiave un repertorio enorme di cui non sospettiamo l'esistenza, e lo apre solo quando un guasto abbassa la guardia.
Resta una domanda semplice e vertiginosa. Se un uomo che odiava la matematica può svegliarsi capace di vedere l'ordine nascosto dei numeri, quanto di quel potere dorme in chiunque, in attesa di un'occasione per uscire?







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